Caro il mio Gino

“Gino!!!  Come stai, eh? Caro il mio Gino! Come va, eh? Racconta, racconta”. “C-C-C-Ciaooo! B-B-Be-Bene, b-bene, ho ttttrovato l-ll-lll-lavoro, sai?”. “Ma va? Ma bravo!! E cos’è che fai, eh? Racconta, racconta!”. “F-FF-FFF-Faccio i-il gua-guardiano d-de-del-delle ga-galline!”. “Cooosa? Ma dai! Ma che lavoro è? E’ un lavoro del cazzo!”. “Eh no! E’ u-un lavoro d-di r-res-respon-responsa-b-b-bilità, sai?”. “Sì, vabbè, ma cos’è che fai di preciso?”. “A-al ma-mat-mattino, apro l-la po-porta d-del po-po-pollaio e dico COO COO COO… e loro escono t-tu-tte. Alla sera di-dico PIO PIO PIO e lo-loro to-tornano de-dentro e io ch-chi-chiudo la porta!”. “Scusa se insisto, Gino, ma continuo a pensare che sia un lavoro del cazzo. Ma dai, è sempre la stessa cosa, sempre uguale tutti i giorni”. “Eh no! P-Per esempio, l’aaaaltro giorno, al-alla ma-matttttina ho detto COO COO COO… e sono uscite. Alla sssera ho detto PIO PIO PIO… e sono eeentrate, tutte, tttran-ne uu-uuna! A-All-llora le ho ddetto S-SENTI TU, NNNON P-P-PRENDERMI PER I CO-CO-CO… e sono uscite tutte!!!”.